domenica 14 luglio 2013

Il Caso di Bjelaja Zerkov

Se pensiamo al numero delle persone, sopra tutto Ebree uccise nei territori dell'Est a partire dall'invasione dell'Unione Sovietica e confrontiamo questi dati con il numero degli effettivi di ogni reparto di Einsatzgruppen, corpo scelto per tali uccisioni, ci si rende conto che qualcosa non torna. La Stima dei morti nel solo 1941 (dall 22 giugno al 31 dicembre) si aggira intorno ai 600.000. Si ipotizza che il numero definitivo, alla fine della campagna di Russia, si assesti sul 1.400.000 di civili uccisi. Qualcuno, come Patrick Desbois, nel suo libro <<Fucilateli tutti!>> edito da Marsilio,  ipotizza addirittura 1.500.000 nella sola Ucraina. Se consideriamo che le unità mobili di massacro, come lo storico Raul Hiberg definisce le Einsatzgruppen, avevano un organico complessivo di 2.990 uomini (post: Einsatzgruppen-la Struttura) si capirà facilmente che non hanno fatto tutto da soli.
Un tragico esempio potrà dare un quadro più esaustivo di chi ha effettivamente collaborato ai massacri in Unione Sovietica a partire dal 1941.
I fatti si sono svolti ai primi di agosto nella cittadina Ucraina di Bjelaja Zerkov (odierna Bjatacerkiev) a sud di Kiev. Questa cittadina è importante per due cose. La prima, come sopra accennavo, è che si avrà modo di comprendere chiaramente il ruolo di altri soggetti, oltre alle Einsatzgruppen, responsabili  dei massacri. In questo caso in particolare della Wehrmacht (l'Esercito Tedesco), delle Waffen S.S. ed infine i collaborazionisti Ucraini che, come ci sarà modo di leggere sui prossimi post, sono stati un elemento importante nella distruzione insieme a lettoni, lituani e polacchi.
La seconda è che si risparmiò inizialmente la vita di 90 bambini. La loro sorte rimase per qualche giorno senza una soluzione definitiva ed oggetto di controversia tra gerarchie militari. Quella che di seguito racconterò è la loro storia:
La cittadina di Bjelaja Zerkov venne occupata dalla 295a Divisione di fanteria del Gruppo Armate Sud. Il comandante di zona della Wehrmacht, Riedl, ordinò immediatamente la registrazione di tutti gli abitanti ebrei della cittadina, disponendo al Sonderkommando 4a delle S.S., una sottounità dell'Einsatzgruppen C, di ucciderli. Tra l'8 ed il 9 di agosto, un distaccamento del Sonderkommando 4a guidato dall'Oberturmfhürer August Häfner, più una compagnia di Waffen S.S. a loro aggregati, fucilò tutti gli ebrei, 800-900 persone, tranne un gruppo di bambini di età inferiore ai 5 anni.
I bambini vennero "sistemati" in in edificio alla periferia della città. Il 19 agosto molti di essi vennero portati via da alcuni camion e fucilati nello stesso giorno in un poligono di tiro nelle vicinanze. 90 rimasero nell'edificio sorvegliati da alcuni gendarmi ucraini.
Senza né cibo ed acqua i lamenti e le grida dei bambini divennero ben presto insopportabili, al punto che alcuni soldati tedeschi dovettero chiamare due cappellani militari affinché prendessero dei provvedimenti. La scena che si presentò ai due raggelava il sangue, così fu descritta dal cappellano militare dott. Reuß che si recò sul posto appena i colleghi gli riferirono l'accaduto: COMUNICAZIONE del cappellano dott. Reuß al tenente colonnello H. Groscurt - "Comunico alla 295a divisione di fanteria:
Nel pomeriggio di oggi, verso le 14.30 i cappellani militari Tewes e Wilczek, del reparto ospedaliero 4/607, sono venuti da me e dal mio collega evangelico per informarci di quanto segue:
alcuni soldati tedeschi li avevano avvertiti che in una casa erano rinchiusi in condizioni insostenibili dei bambini ebrei di età tra i pochi mesi e i 5-6 anni, i cui genitori erano stati evidentemente fucilati; li sorvegliava la milizia ucraina. Il loro pianto continuo era avvertibile dalle case vicine. i cappellani erano andati là, avevano constatato il fatto, ma non avevano visto nessun appartenente all'esercito o ad altra organizzazione che avesse la responsabilità di mantenere l'ordine o eseguisse la sorveglianza. C'era solo un buon numero di soldati tedeschi che stavano a guardare ed esprimevano la loro indignazione per quel fatto. i cappellani ci pregarono di far presente alla nostra sede la circostanza. Per poter stendere un'esatta relazione - i fatti esposti facevano sospettare che si trattasse di una iniziativa autonoma della milizia ucraina - mi sono recato personalmente a questa casa con i due cappellani e il mio collega evangelico Kornmann, trovando la seguente situazione: nel cortile antistante la casa, da cui si udivano chiaramente i pianti ed i vagiti dei bambini, si trovavano una sentinella ucraina, un certo numero di soldati tedeschi e alcune ragazze ucraine. Entrati subito nella casa senza venir ostacolati abbiamo trovato circa 90 bambini (li ho contati) dell'età di pochi mesi e i 5,6,7 anni. non c'era sorveglianza alcuna da parte della Wehrmacht o di altre organizzazioni tedesche.
un gran numero di soldati tedeschi, fra cui un sottuficiale di sanità. hanno potuto vedere, al momento del nostro arrivo, le condizioni dei bambini. inoltre proprio allora arrivo un poliziotto del comando di piazza o della polizia militare, che dichiarò di essere venuto ad indagare su un caso di saccheggio che pareva essere stato compiuto dalla sentinella della milizia ucraina. 
Le due stanze in cui si trovavano i bambini - accanto ce n'era una terza vuota - erano nella massima sporcizia. i bambini erano sdraiati o seduti sul pavimento coperto dei loro escrementi. Sulle gambe e sulla parte inferiore del corpo seminudo dei bambini erano poste grosse mosche. Alcuni più grandicelli (2,3,4 anni) grattavano l'intonaco della parete per mangiarlo. Due uomini, all'apparenza ebrei, cercavano di pulire le stanze. L'aria era disgustosamente ammorbata, i bambini specialmente quelli di pochi mesi, piangevano e vagivano in continuazione. i soldati presenti erano come noi molto scossi da questo incredibile spettacolo ed esprimevano la loro indignazione. In un'altra stanza, accessibile attraverso una finestra da una di quelle dei bambini, c'era un certo numero di donne e di bambini più grandi, evidentemente ebrei, io non sono entrato in questa stanza. in un'altra stanza ancora erano rinchiuse alcune donne, fra cui una con un bimbo in braccio; a sentire la sentinella, una ragazzo ucraino di 16, 17 anni, armato di bastone, non si era ancora potuto stabilire se queste fossero ebree. Quando siamo ritornati nel cortile, stava svolgendosi una discussione tra il succitato poliziotto e la sentinella ucraina; questi era sospettato del saccheggio e aveva ance distrutto parecchi documenti che gli uffici militari tedeschi avevano distribuito ad altri ucraini (a delle donne); i brandelli erano ancora lì attorno per terra. il poliziotto disarmò la sentinella , la fece condurre via e se ne andò pure lui. Alcuni soldati tedeschi  presenti nel cortile mi hanno raccontato che, alloggiando in una casa nei pressi, avevano udito fin dalla notte prima il pianto ininterrotto dei bambini che si trovavano là da allora. Il giorno prima , verso sera, erano partiti da lì per tre volte camion carchi di bambini, alla presenza costante di un funzionario del SD. L'autista del camion gli aveva raccontato che si trattava di figli di ebree e di ebrei già uccisi e che si portavano anche loro a fucilare: li avrebbe fucilati la milizia ucraina. i soldati espresero la massima indignazione per le condizioni di questi bambini; uno accennò al fatto che anche lui aveva a casa dei bambini. Poichè non c'era sorveglianza di nessun genere da parte tedescs, ho esortato i soldati a badare a che nessuno, specialmente nessun abitante del luogo, entrasse in quella casa, perché non si parlasse ancor di più di quella situazione. Nel frattempo, un maggiore medico della Wehrmacht, che non conoscevo, aveva visitato le stanze dei bambini, dichiarandomi poi l'assoluta, urgente necessità di procurare dell'acqua; affermava che le condizioni erano tali da far prevedere il pericolo di un'epidemia".      
 Groscurt, si recò sul posto dove era già giunto Oberscharführer Jäger, lo stesso comandante delle unità Waffen S.S. che aveva precedentemente fucilato tutti gli ebrei della città, informandolo che i bambini rimasti, dovevano essere eliminati. Riedl, il comandante di campo, confermò le parole di Jäger, aggiungendo che la questione era di competenza dell' SD e che l'Einsatzkommando aveva ricevuto tali ordini dalle più alte autorità. 
Helmuth Groscurt a quel punto decise di rimandare le uccisioni di un giorno, nonostante i reclami di Häfner che minacciò un'azione ufficiale nei suoi confronti. Groscurt, ordinò l'accerchiamento dei camion dove i bambini erano già stati caricati per l'esecuzione, impedendone di fatto la partenza. I fatti furono esplicitati alla VI Armata,(l'Einsatzkommando operava nella sua area di competenza) il comandante della stessa, il feldmaresciallo Reichenau, decise che <<l'operazione doveva essere portata a termine in modo adeguato>>.
A questo punto, e siamo al 21 giugno, Groscurt fu convocato al quartier generale alla presenza del colonnello Riedl, il capo dell'Einsatzkommando, l'architetto e ora S.S.- Standartenfüher Paul Blobel (stesso personaggio del massacro di Babji Jar, dove furono trucidati tra il 29 ed il 30 settembre a Kiev 33.000 persone, di cui i fatti si possono leggere su questo stesso blog), il capitano Luley (controspionaggio) e l'Oberturmfhürer August Häfner. Riedl, secondo quanto rapportato da Groscurth, portò l'argomento sul piano ideologico, affermando che <<l'eliminazione delle donne e dei bambini ebrei, era una questione di urgente necessità, qualsiasi forma essa assumesse>>, e si lamentò che "l'operazione" fosse stata rinviata di 24 ore. Groscurth, riferì successivamente, che a quel punto prese la parola lo Standartenfüher Paul Blobel, il quale aggiunse che sarebbe stata cosa giusta che le truppe che stavano ficcando il naso in giro, effettuassero esse stesse le esecuzioni e che i comandanti che stavano bloccando i provvedimenti, assumessero il comando delle fucilazioni. Groscurth, contestò tali opinioni, senza però prendere posizioni, preferiva, come lui stesso ebbe modo di dire, non alimentare rancori. Alla fine menzionò ancora le parole di Riedl, il quale affermò, che il feldmaresciallo Reichenau, riconosceva la necessità di eliminare i bambini e che voleva essere informato ad operazione ultimata.
Il 22 Agosto i bambini vennero uccisi.  August Häfner così descrisse le fasi finali della vicenda, al suo processo: <<Andai nel bosco da solo. La Wermacht aveva già scavato una fossa. I bambini furono fatti scendere dal trattore. Vennero allineati lungo il bordo della fossa e uccisi con armi da fuoco, in modo che vi cadessero dentro. Gli ucraini non mirarono a nessuna parte del corpo in particolare. I lamenti erano indescrivibili. Ricordo in special modo una bimba bionda che mi prese per mano. Anche lei fu fucilata, in seguito>>. Il giorno successivo il capitano Luley fece rapporto al quartier generale della VI Armata e venne raccomandato per una promozione.
Le uccisioni, tutte, avvenivano alla luce del giorno. gli abitanti dei villaggi, dei paesi, delle grandi città occupate, sapevano, le più alte autorità della Wermacht sapevano, collaboravano e davano pareri favorevoli alle uccisioni. I reparti delle Waffen S.S. non solo sapevano, ma partecipavano come aggregati ai reparti delle Einsatzgruppen. Il controspionaggio sapeva e rapportava gli avvenimenti, perfino i cappellani da campo sapevano, senza contare che tantissimi soldati semplici ed ufficiali della Wermacht vedevano, fotografavano e  riprendevano anche se severamente vietato. Ma sopra tutto scrivevano a casa, e spessissimo raccontavano ai propri familiari di particolari chiari sulle uccisioni di massa nei territori dove erano stanziati.
Un ufficiale cadetto assegnato a qualche reparto dell'esercito di stanza a Belaja Zerkov così descrive ciò che vide: 
"Da metà luglio alla metà o fine agosto sono stato a Bjelaja-Zerkov con la mia unità. So con certezza che aravamo là il 15 agosto. Mi ricordo infatti che fra camerati dicevamo che il sole non abbronzava più tanto e che un po' per volta sarebbe arrivato l'autunno. Eravamo così abbronzati che constatammo improvvisamente come il sole non modificasse più il nostro colorito. Stavamo il un complesso che ospitava un istituto di di biologia dell'ereditarietà. Siccome l'argomento mi interessava, ho parlato col professore dell'istituto delle variazioni dei fattori ereditari. Ora mi viene in mente che il medico militare di allora era di Bad Mergentheim. Con lui ho visitato l'istituto per cercare dei pezzi di ricambio per i raggi X. Quando non avevamo niente da fare, di sera andavamo a passeggio. So che una sera passammo davanti alla parte posteriore del cortile di una caserma. Vidi una sentinella accanto ad una casetta, mi pare avesse la baionetta inastata, era una S.S. Non era anziano, poteva avere 26 anni. Stava in piedi all'angolo della casa e vicino a lui sedevano tre ragazze; una di loro stava facendo i suoi bisogni, questo mi colpì molto e mi sembrò comicissimo che quest'uomo facesse la guardia con tanto di fucile e baionetta inastata a una ragazza che faceva i suoi bisogni. Le ragazze ridacchiavano della situazione. La sentinella mi si rivolse dicendo: <<non può entrare qui, c'è un'esecuzione>>. Allora mi misi a ridere indicandole ragazze: <<Di queste ragazze?>>. Credevo che mi avrebbe risposto che le ragazze non c'entravano, invece disse soltanto:<<Può stare a vedere>>. Ed io:<<Grazie tante>>. E fesi dietrofront. Ma poi continuai a pensare a questa esecuzione e tornai indietro per vedere cosa stava succedendo. L'accesso al luogo dell'esecuzione era sbarrato da un muro e da un alto cancello di ferro, chiuso. Non potendo entrare mi fermai con altri soldati e civili davanti al cancello di ferro, attraverso le cui sbarre potevo vedere il luogo dell'esecuzione, distante circa 80 metri. Vidi che circa 9 donne o ragazze stavano in ginocchio davanti ad una fossa con la faccia rivolta a questa. Altre 9 ragazze attendevano davanti alla casetta presso la quale quella ragazza aveva fatto i suoi bisogni , sorvegliata dalla sentinella delle SS. A colpirmi particolarmente furono la tranquillità e la disciplina di quella gente. Dietro alle ragazze stavano per ognuno due tiratori, sempre delle SS. Al comando di un superiore spararono alla testa delle donne che, colpite, cadevano in avanti nella fossa. Alcune si ribaltavano, di altre si vedeva volare in alto la calotta cranica. Alcuni tiratori erano sporchi di sangue perché sparavano da circa cinque metri. Era uno spettacolo orribile. Mi ricordo che un capo delle SS sparava dentro la fossa con la pistola mitragliatrice camminando lungo l'orlo, prima dal lato lungo, poi quello corto. In un primo momento era stato fermo sul lato corto, quello di destra, da cui aveva dato l'ordine di sparare. Sulle mostrine aveva le stellette e una banda, se ricordo bene. Era un uomo alto intorno ai 30 anni. Una volta terminata l'esecuzione fu aperto il cancello di ferro e io potei avvicinarmi alla fossa, davanti alla quale c'erano dei tratti in cui si era radunato il sangue. Non scesi nella fossa che calcolai essere lunga 7-8 metri, larga 2,50 e originariamente profonda 4. Quando quel giorno guardai dentro restavano ancora liberi fino all'orlo circa 2 metri e mezzo. I corpi erano ricoperti di terra. Mentre ero presso la fossa, l'SS con le stellette stava ancora girandovi attorno sparando colpi di grazia. Ma alcuni si muovevano ancora dopo che lui se ne era andato. In quella prima sera vidi uccidere nel modo da me descritto circa 162 persone. Venivano fucilati 9 alla volta, mentre altre 9 dovevano attendere il loro turno. Quelli che stavano per essere fucilati si muovevano verso la fossa come in processione, in fila, e ciascuno doveva tenere le mani sulle spalle di chi lo precedeva. Andavano alla morte composti e tranquilli: ho visto piangere solo due donne in tutto il tempo in cui ho assistito alle esecuzioni. Per me era una cosa inconcepibile. Dopo quella prima sera passai di là ancora piuttosto spesso. Le esecuzioni avvenivano la sera verso le 18. Sono rimasto a Bjelaja Zereikov circa sei settimane e ho visto con i miei occhi sei esecuzioni, di altre ho sentito parlare quando dei camerati tornavano da fuori e dicevano:<<Sparano di nuovo>>. in queste sei esecuzioni a cui ho assistito possono essere state uccise in tutto circa 800-900 persone. Lo spettacolo che si presentava ai nostri occhi era sempre identico. Ci si concentrava più sulle vittime che sui fucilatori. Ho ancora negli occhi tutta la scena: era così singolare il modo in cui le vittime si ribaltavano nella fossa. non si rovesciavano in maniera sempre uguale, ma talvolta oscillavano, talvolta cadevano in successione irregolare, io stesso ho avuto tra le mani un frammento di cuoio capelluto con attaccati dei capelli brizzolati, trovato vicino alla fossa il primo giorno che ero stato lì. Prima venivano fucilate le donne; ricordo di aver visto anche due bambini, due maschietti.[...] Non era la curiosità a spingermi là a vedere, bensì l'incredulità che potesse accadere una cosa simile. Anche i miei camerati erano sconvolti suscitato da quella situazione. I soldati non avevano le idee tanto chiare su queste fucilazioni e mi ricordo che uno dei miei uomini mi raccontò che a Luzk gli era stato concesso di sparare anche lui. Se poi abbia sparato non so, io ho vietato ai miei uomini di prendere parte a queste fucilazioni. non vorrei tralasciare di dire che i soldati che si trovavano a Bjelaja Zerkov sapevano tutti quel che accadeva. Per tutto il tempo che rimasi là si potevano udire spari senza che ci fosse alcun nemico nelle vicinanze".  
   

sabato 6 luglio 2013

Nascita - Struttura

Nascita

Le Einsatzgruppen, sono state formazioni miste di S.S. (Schutzstafeln - Squadre di protezione) ed elementi di Polizia tedesca. Furono formate nel marzo del 1938 in occasione dell'annessione dell'Austria, da un'idea di Reinhard Tristan Eugen Heydrich capo della SD e della Polizia di Sicurezza. Il compito iniziale di questi reparti era solo di salvaguardare la sicurezza di edifici importanti ma anche dei documenti in essi contenuti. All'epoca il nome di questi reparti era Sonderkommando, e non erano armati. Solo con l'invasione della Cecoslovacchia nell'ottobre del 1938, cambieranno nome in Einsatzgruppen. Saranno armati e i loro compiti verranno progressivamente ampliati.
Quando ci sarà l'invasione della Polonia l'anno successivo, Heydrich riattiverà ancora una volta queste formazioni, che ricordiamolo, venivano rese operative solo in occasione di operazioni belliche su vasta scala, dopodiché sciolte. Heydrich impartirà ordini che andranno ben aldilà della difesa e sorveglianza di edifici sensibili. I loro compiti saranno anche di repressione violenta fino all'omicidio di tutte quelle categorie di persone ostili al Reich.  
Nel giugno del 1941 parte l'Operazione Barbarossa,l'invasione dell'Unione Sovietica. Le Einsatzgruppen sono di nuovo operative. I loro compiti erano stroncare la resistenza partigiana ed eliminare i commissari   politici comunisti. Una considerazione fatta da Adolf Hitler e riportata nel diario di guerra del Comando dello Stato Maggiore delle Forze Armatate, la WFSt, ne allarga in pratica i compiti. La nota riguardava una direttiva da inviare alle varie unità operative. Essa diceva  quanto segue: "L'intellighenzia giudaico-bolscevica" doveva essere eliminata, ma che si trattava di compiti così difficili, da non poter essere svolti dall'esercito. La nota in verità era stata ideata dal capo dello Stato Maggiore dell'Esercito Jodl che aveva poi sottoposto al vaglio del FÜhrer e dove quest'ultimo aveva aggiunto proprie considerazioni. A questo punto era necessario studiare la questione con il ReichfÜhrer Heinrich Himmler, dell'invio, nelle zone operative, di reparti di S.S. e Polizia. Il provvedimento era fondamentale per "rendere inoffensivi" i capi ed i commissari bolscevichi. 
 In breve tempo, questa direttiva divenne operativa. Le Einsatzgruppen sarebbero dipese sul piano amministrativo dallo Stato Maggiore, il quale avrebbe avuto anche diritto di controllo sui movimenti delle unità, e le truppe regolari avrebbero fornito  gli approvvigionamenti necessari. Il controllo operativo sarebbe invece stato ad appannaggio della RSHA e le direttive funzionali direttamente dal capo della Polizia di Sicurezza e del SD Reihnard Heydrich. Si stabilirono anche le condizioni in cui avrebbero operato le unità sul territorio sovietico, una nota della principale direttiva era quantomai esplicita: "I Sonderkommando sono autorizzati, nel quadro della loro missione e sotto la loro personale responsabilità, a intraprendere misure esecutive contro la popolazione civile". Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.
Le Einsatzgruppen che saranno operative sul suolo sovietico sono quattro ognuna grande come un battaglione (tra le 600 e le 1000 unità) e suddivisi in gruppi operativi, gli Einsatzkommandos ed i Sonderkommandos.



Struttura

La struttura organizzativa di una Einsatzgruppe, lo abbiamo accennato nel post della "nascita" di questo particolare corpo, ha la grandezza di un battaglione di fanteria, tra i 600 ed i 1000 uomini. Una forza relativamente piccola se consideriamo la complicanza del compito da svolgere e l'ampiezza territoriale su cui doveva svolgersi.
Le Einsatzgruppen erano 4, operavano su tutto il fronte di guerra, dal Mar baltico al Mar Nero. Ogni unità esercitava la propria influenza su territori specifici, vediamoli nel dettaglio, insieme ai nomi degli Ufficiali di comando ed al numero complessivo per ogni Einsatz. contrassegnati con la lettera (e. elementi)  :


Einsatzgruppe A 990e. Stahlecker(Jost)
  • Sonderkommando   1a    Sandberger
  • Sonderkommando   1b    Ehrlinger(Strauch)
  • Einsatzkommando  2     R.Batz(Strauch,Lange)
  • Einsatzkommando  3     Jäger 
Repubbliche Baltiche, Estonia, Lituania, Lettonia.


Einsatzgruppe B 655e. Nebe (Naumann)
  • Sonderkommando   7a    Blume(Steimle,Rapp)
  • Sonderkommando   7b    Rauch(Ott,Rabe)
  • Sonderkommando   7c    Bock
  • Einsatzkommando  8     Bradfisch                    (Richter,Isselhorst,Schindhelm) 
  • Einsatzkommando  9     Filbert(Schäfer,Wiebens)
  • Vorkommando Moskau     Six(Klingelhöfer)
Bielorussia.


Einsatzgruppe C 750e. Rasch (Thomas)
  • Sonderkommando   4a    P.Blobel  
  • Sonderkommando   4b    Hermann(Fendler,F.Braune,Haensch) 
  • Einsatzkommando  5     E.Schulz(Meier)
  • Einsatzkommando  6     Kröger(Mohr, Biberstein)
Centro/Nord Ucraina.


Einsatzgruppe D 600e. Ohlendorf (Bierkamp)
  • Sonderkommando   10a   Seetzen(Christmann)
  • Sonderkommando   10b   Persterer
  • Einsatzkommando  11a   Zapp   
  • Einsatzkommando  11b   B.Müller(W.Braune, P.Schulz)
  • Einsatzkommando  12    Nosse(Ministerialrat E.Muller)            
Bessarabia, Ucraina del sud, Crimea e Caucaso.

Vediamo adesso com'era strutturata nei numeri e nelle mansioni il personale dell'Einsatzgruppen A, il più numeroso dei 4.


Einsatzgruppe  A

Polizia ausiliaria-----------87
Waffen S.S.---------------- 340
Amministrativi---------------18               
Reparto femminile------------13
Gestapo----------------------89
Interpreti-------------------51
Polizia Criminale (Kri.Po.)--41
Motociclisti----------------172
Polizia d'Ordine (Or.Po.)---133
Radio operatori---------------8
Servizio di Sicurezza(SD)----35
Operatori alle telescriventi--3


               TOTALE---------- 990




giovedì 4 luglio 2013

l'Eccidio - testimonianze e foto

Questo post necessita di una premessa. Babij Jar (la gola della nonna in lingua russa) era un "piccolo" canyon situato a 7 km dal centro di Kiev in Ucraina. L'esercito tedescho arrivò nella città tra il 19 ed il 20 settembre del 1941 e fu seguito, immediatamente dopo, da un distaccamento delle Squadre Speciali, (in tedesco Einsatzgruppen) l'Einsatzkommando 4a, comandato da Paul Blobel (rimando al post Einsatzgruppen per informazioni approfondite), il quale era incaricato ufficialmente di piegare la resistenza partigiana nella zona. Nella realtà oltre tale compito, Blobel doveva cancellare la presenza ebraica della città  che in quel momento pare fosse di 150.000 persone. Perlustrando i sobborghi di Kiev intuì che le gole di Babij Jar si prestavano bene per il massacro che da li a poco si sarebbe perpetrato. In un comunicato a Berlino, Blobel spiega che i sabotaggi    tramite esplosivo che avevano distrutto due immobili dove si erano insediate alcune strutture amministrative militari tedesche , erano da attribuire nella quasi totalità agli ebrei. Egli descrive con queste parole gli avvenimenti: 

Com’è stato dimostrato, gli ebrei hanno avuto un ruolo preminente. Si dice che qui ne vivano 150.000. Non è ancora stato possibile verificare la cifra. Durante la prima azione sono stati compiuti 1.600 arresti e sono state prese misure per arrestare tutti gli ebrei. Si prevede l’esecuzione di almeno 50.000 ebrei”.

Il 28 settembre fu comunicato alla popolazione ebrea di presentarsi all'angolo di via Melnikov e di via Degtjarev alle ore 8:00. Tutti dovevano portare con se documenti, valori, biancheria ed indumenti pesanti. naturalmente nessuno avrebbe potuto immaginare quello che da lì a poco sarebbe successo. Le voci parlavano di reinsediamento, voci divulgate sopra tutto dalla polizia ucraina, che, ma di questo ne parleremo in un altro post, ha avuto un ruolo di prim'ordine in questo massacro. Dal centro cittadino, lunghe colonne di persone si incamminarono verso Babij Jar, ad attenderli l'Einsatzkommando 4 insieme a miliziani ucraini. La preparazione del luogo era stata curata nei minimi particolari, niente e nessuno sarebbe potuto sfuggire. A gruppi di 30 le persone venivano dapprima svuotate dai valori e dai documenti, dopodiché venivano fatte passare attraverso una strettoia che si apriva su di un vasta area pianeggiante. Qui dovevano spogliarsi e lasciare a terra i vestiti. I tedeschi avevano fatto costruire dei piccoli canali che conducevano verso il letto della gola, per agevolare la discesa nel fossato e per evitare che gli ebrei man mano scelti per l'esecuzione vedessero troppo tempo prima cosa li attendeva. Ma leggiamo dal racconto di chi li c'è stato. Hoefer, un militare camionista tedesco:

"Appena denudati, gli ebrei venivano portati dentro [Babi Yar]. Venivano incanalati attraverso due o tre stretti varchi, che conducevano in fondo alla gola. Non appena arrivavano giù, gli agenti della Schutzpolizei li afferravano e li costringevano a stendersi sugli ebrei già fucilati. Avveniva tutto molto in fretta. I corpi erano letteralmente a strati. Un tiratore della polizia avanzava sparando con una mitraglietta al collo di ciascuna delle persone distese. Le vittime arrivavano così sconvolte dalla scena orripilante da non avere più nessuna forza di volontà. […] Appena ne aveva ammazzato uno, il tiratore, camminando sul corpo dei fucilati, procedeva verso il successivo, che nel frattempo si era steso a terra, e gli sparava. Andò avanti così, ininterrottamente, senza nessuna distinzione fra uomini, donne e bambini. I bambini restavano con le madri e venivano uccisi con loro. […] Davanti a ciascun ingresso della voragine c’era un “impacchettatore”. Gli impacchettatori erano poliziotti e avevano il compito di sistemare ogni nuova vittima sopra una delle precedenti, per cui al tiratore non restava che sparare un colpo mentre passava".

E poi il racconto di Kurt Werner membro del Sonderkommando 4: 


"Gli ebrei dovevano stendersi a faccia in giù accanto alle pareti della gola. In basso c’erano tre squadre di tiratori, di circa dodici uomini ciascuna. A ognuna delle tre squadre veniva portato un gruppo di ebrei nello stesso momento. I gruppi successivi dovevano stendersi sui morti. I tiratori stavano alle spalle degli ebrei e li uccidevano con un Genickshuss (colpo alla nuca). Ho ancora negli occhi il terrore assoluto degli ebrei quando, affacciandosi sulla conca, scorgevano i cadaveri. Molti gridavano di spavento.[…] Mi è toccato restare per l’intera mattinata in fondo alla gola. Per un po’ ho dovuto sparare ininterrottamente".  

Il masssacro durò due giorni, il 29 ed il 30 settembre 1941, il risultato finale è racchiuso in questo rapporto  di poche righe dell'Einsatzgruppe C:

“Il Sonderkommando 4a in collaborazione con lo stato maggiore del gruppo e due commando del reggimento Sud di polizia ha fucilato, tra il 29 e il 30 settembre 1941, 33.771 ebrei a Kiev”.





Foto n.1
Paul Blobel
Potsdam 13 agosto 1894 - Landsberg am Lech 1951
Comandante del Sonderkommando 4a (Einsatzgruppe C)
Principale responsabile della uccisione di 33.771 nelle gole di Babij Jar



Foto n.2
Veduta aerea di Babij Jar scattata dall'aviazione tedesca




Foto n.3
Veduta aerea della città di Kiev scattata dall'aviazione tedesca





Foto n.4
Babij Jar ripresa dall'aeronautica tedesca






Foto n.5
Gole di Babij jar, Kiev Ucraina 1941
un uomo in divisa, non saprei dire a quale corpo, rovista tra   gli abiti dei civili uccisi a Babij Jar.




Foto n.6
Gole di Babij jar, Kiev Ucraina 1941
Soldati rovistano nei migliaia capi d'abbigliamento appartenuti un attimo prima a persone innocenti uccise in massa.






Foto n.7
Kiev, Ucraina 1941
Colonne di civili ucraini vengono condotte verso le gole passando per via Pobeda. lungo il percorso si notano diversi corpi senza vita.




Foto n.8
Stessa scena della foto precedente ma ripresa da un'altra angolazione






Foto n.9
Stessa strada, la Paboda, altre vittime.





Foto n.10
Gole di Babij jar, Kiev Ucraina 1941
Ebrei costretti a consegnare i loro averi prima di essere uccisi nella gola




Foto n.11
Ebrei scortati da guardie ucraine in via Kerosinnaja ed in via Lagernaja






Foto n.12
Altra foto di Ebrei scortati da guardie ucraine in via Kerosinnaja ed in via Lagernaja




Foto n.13
 Prigionieri di guerra russi costretti a lavorare nella fossa di Babij Jar





Foto n. 14
Gole di Babij jar, Kiev Ucraina 1941
Centinaia di prigionieri di guerra russi livellano la terra sopra i corpi di chi è stato già ucciso



Testimonianza di Kurt Werner
(a cura di Klee - Dressen - Riess, "Bei tempi")

L'intero commando, ad eccezione di una sentinella, si mise in marcia quel giorno verso le 6 di mattina, diretto al luogo di queste esecuzioni. Io esro su un camion. Si doveva portar via tutto quuello che era disponibile. Proseguimmo per venti minuti in direzione norde ci fermammo su una strada lastricata fino in aperta campagna, dove terminava. Là era riunito un grande numero di ebrei ed era stato anche disposto un luogo dove gli ebrei dovevano depositare gli abiti e il bagaglio. Dopo un chilometro vidi una grande voragine naturale. Il terreno era sabbioso. La voragine era profonda circa 10 metri, lunga circa 400, larga in alto circa 80 metri e in basso 10. Subito dopo il mio arrivo sul terreno delle esecuzioni dovetti scendere con altri camerati in questa conca. Non passò molto tempo che già i primi ebrei ci vennero condotti giù per le pareti della voragine lungo le quali dovettero sdraiarsi faccia a terra. Nella conca si trovavano tre gruppi di tiratori, in tutto 12. Gli ebrei venivano condotti di corsa, tutti assieme, dall'alto verso questi tiratori. Gli ebrei che seguivano dovevano sdraiarsi sui cadaveri di quelli precedentemente fucilati. I tiratori stavano di volta in volta  dietro gli ebrei e li uccidevano con colpi alla nuca. Mi ricordo ancra oggi in quale stato di terrore gli ebrei che di lassù, sull'orlo della voragine, potevano per la prima volta scorgere i cadaveri sul fondo: molti gridavano forte per lo spavento. Non ci si può nemmeno immaginare quale forza nervosa richiedesse eseguire laggiù quella sporca attività. Era una cosa raccapricciante.
Dovetti rimanere tutta la mattina giù nella voragine. Lì dovetti continuare a sparare per un certo tempo, poi fui impegnato a riempire di munizioni i caricaricatori della pistola migliatrice. Durante questo tempo furono impiegati altri camerati come tiratori. Verso messogiorno fummo fatti uscire dalla conca e nel pomeriggio io, con altri, dovetti condurre gli ebrei fino alla conca. In questo tempo altri camerati sparavano giù nella conca. Gli ebrei venivano condotti da noi fino all'orlo della conca e da lì correvano giù da soli lungo il pendio. Tutte le fucilazioni di quel giorno possono essere durate all'incirca fino alle 5 o 6 di sera. In seguito fummo riportati nel nostro alloggiamento. Quella sera fu nuovamente distribuito del liquore (grappa).

Immagini dall'Est - le Fosse


Foto n.1
Enorme fossa comune. luogo imprecisato.




Foto n.2
Fossa comune. luogo imprecisato.




Foto n.3
Gigantesca fossa stracolma di ebrei di Vinnitsa, Ucraina






Foto n.4
Fossa comune traboccante di corpi. Il luogo è  imprecisato




Foto n.4
Fossa comune di persone ebree a Zolochev, Ucraina. Si noti come sono posizionati i corpi, secondo un ordine ben preciso. E' chiaro che in questo caso, come in altri massacri veniva fatto, i vivi, dovevano sdraiarsi sui morti ed aspettare in questa posizione il colpo alla nuca.

Foto n.5
Fossa Comune - Est Europa



Foto n.6
 Fossa Comune - Est Europa


Foto .7
 Fossa Comune - Est Europa



Foto n.8
 Fossa Comune - Est Europa






Immagini dall'Est - Die Aktion


Foto n.1
Ritengo questa foto tra le più spaventose che conosca. Si possono notare diversi particolari agghiaccianti. Le donne(ebree di Mizocz in Ucraina) prima di essere uccise, dovevano stendersi sopra i corpi di chi già massacrata ed aspettare il loro turno. Il secondo particolare lo si nota bene guardando in direzione del fucile della guardia. Una donna è ancora viva ed aspetta il colpo che la ucciderà. Aguzzando la vista si vede chiaramente un particolare ancora più atroce. Appena sotto la canna del fucile del boia, c'è ancora in vita un bambino.
(AP Photo/USHMM)




Foto n.2
Questa foto è probabilmente precedente alla prima, perché non si nota il bambino di cui sopra, ma se ne scorgono altri tre, uno solo dei quali ancora vivo. E' alla destra del poliziotto al centro, è vestito e porta un berretto. E' ancora vivo, mentre nella foto sopra mi sembra sia stato già soppresso. Un altro si trova tra il poliziotto al centro e l'altro più in basso ed è già morto. Il terzo bambino, anch'egli morto, è tra le braccia, probabilmente della madre, alla sinistra del poliziotto al centro.
(USHMM)




Foto n.3
Lettonia
Donne ebree lettoni vengono condotte nude all'esecuzione. Spiaggia di Liepaja, Lettonia.


 
Foto n.4
 Lettonia
Una guardia lettone accompagna queste donne sul luogo dell'esecuzione.




Foto n.5/6
 Lettonia
Le sequenze di queste immagini, racchiudono un piccolo particolare. Si nota un gruppo di donne a ridosso di una profonda fossa comune in attesa del loro turno. Tra di loro, si vede una bambina che, a differenza di tutte le condannate, non rimane impietrita davanti ai carnefici, ma si gira e si mette ad osservare  il poliziotto lettone che con un bastone trascina i corpi rimasti sul bordo, nella fossa. Nel fotogramma successivo, il massacro.




Foto n.7
Lettonia
Gruppo di donne ebree in attesa dell'esecuzione.




Foto n.8
Gruppo di Ebrei fatti svestire prima dell'uccisione.




)
Foto n.9
Ivangorod, Ucraina, 1942.
Una donna sta cercando di proteggere un bambino con il proprio corpo appena prima di essere sparata  a distanza ravvicinata. Purtroppo, con questa tecnica di uccisione, spesso non si riusciva ad uccidere entrambi, perché  un solo colpo non era sufficiente a trapassare anche il corpo del piccolo. Il risultato, più volte raccontato da chi si è trovato a vivere nelle vicinanze di una fossa comune, è stato che i bambini venivano sotterrati quando ancora vivi.
(AP Photo/USHMM/LOC





Foto n.10
Vinnitsa, Ucraina
Questa foto è stata fornita dall'Holocaust Memorial di Parigi, mostra una membro dell'Einsatzgruppen D in procinto di uccidere un Ebreo ucraino di Vinnitsa durante una esecuzione di massa. Sul retro della fotografia c'è questo titolo: "L'ultimo Ebreo di Vinnitsa", la foto è appartenuta ad un soldato tedesco.(USHMM)




Foto n.11
Slarow, Unione Sovietica, 4 luglio 1941
Einsatzkommando si preparano ad uccidere un giovane Ebreo. La famiglia della vittima giace ai suoi piedi massacrata.Gli uomini a sinistra sono di etnia tedesca per aiutare la squadra
(USHMM)



Foto n.12
Esecuzione direttamente in fossa comune-Est Europa







Foto n. 13 / 14 / 15
Le sequenze di immagini qui proposte non sono meno agghiaccianti di altre. Di sicuro però lasciano pensare qualche minuto in più. Si vede una famiglia, padre, madre e figlio (in braccio al papà), davanti a loro il carnefice, di sicuro parte di un Einsatzkommando, di cui al momento ignoro l'Einsatzgruppe di appartenenza. In questa prima immagine si vede chiaramente la disperazione della donna, che probabilmente ha già intuito il proprio destino. Nel secondo fotogramma il carnefice esplode il primo colpo alla nuca della donna che è la prima ad essere uccisa. Nell'ultima foto, l'uomo è costretto a sedersi sul bordo della fossa accanto al corpo senza vita  della moglie, aspettando il suo turno e quello del proprio bambino.